Acquisti online dal Regno Unito: cambio, spese e dazi
Quando compri online da un venditore nel Regno Unito il costo finale in euro dipende da tre cose: il cambio applicato al pagamento, le spese di spedizione e gli oneri doganali, cioè IVA all’importazione ed eventuali dazi. Dal 2021 il Regno Unito è un paese terzo e anche un pacco di piccolo valore può comportare costi alla consegna. Ecco come stimare il totale prima di cliccare su “paga”.
Pubblicato: 15/10/2026
Che cosa è cambiato dopo la Brexit
Fino alla fine del 2020 comprare su un sito britannico era, dal punto di vista doganale, come comprare in Germania o in Francia. Dal 1° gennaio 2021, finito il periodo di transizione, le merci spedite dal Regno Unito in Italia sono importazioni da un paese extra UE. Questo significa che passano per la dogana e che sono dovute l’IVA all’importazione e, in alcuni casi, i dazi.
Un secondo passaggio è arrivato il 1° luglio 2021, quando l’Unione europea ha eliminato l’esenzione IVA per le spedizioni di valore fino a 22 euro. Da allora anche un acquisto di pochi euro dal Regno Unito è, in linea di principio, soggetto a IVA. Molti acquirenti se ne accorgono solo quando il corriere chiede un pagamento alla consegna. Il contesto più ampio è raccontato nella guida su sterlina ed euro dopo la Brexit.
IVA all’importazione: al checkout o alla consegna
Per le spedizioni di valore basso, fino a 150 euro, molti venditori extra UE aderiscono allo sportello unico per le importazioni (IOSS): in questo caso l’IVA italiana è già calcolata e incassata al momento dell’acquisto, e il pacco non dovrebbe comportare ulteriori pagamenti di IVA alla consegna. Lo riconosci perché il prezzo al checkout indica l’IVA dell’Unione europea o del paese di destinazione.
Se il venditore non utilizza questo regime, l’IVA viene riscossa all’arrivo, di solito dal corriere o dal servizio postale che sdogana la merce per tuo conto. A quel punto, oltre all’imposta, possono aggiungersi spese di sdoganamento o di gestione addebitate dal vettore. Su un acquisto piccolo queste spese possono pesare più dell’IVA stessa.
Un dettaglio da non trascurare: alcuni siti britannici mostrano i prezzi comprensivi dell’IVA britannica. Per le vendite verso l’estero il venditore può applicare regole diverse, e il prezzo finale per un cliente italiano può quindi risultare inferiore a quello esposto nella pagina del prodotto. Controlla sempre il riepilogo dell’ordine dopo aver inserito l’indirizzo di consegna in Italia.
Dazi doganali: dipende da che cosa compri e da dove viene
L’accordo commerciale tra Unione europea e Regno Unito prevede l’assenza di dazi per le merci che rispettano le regole di origine, cioè che possono essere considerate originarie del Regno Unito o dell’UE. Un prodotto fabbricato altrove, per esempio in Asia, e venduto da un negozio britannico non diventa “britannico” solo perché parte da Londra, e può quindi essere soggetto a dazio.
L’importo dell’eventuale dazio dipende dalla classificazione doganale della merce, dal suo valore e dalle regole in vigore, che sono materia tecnica e cambiano nel tempo: per i pacchi piccoli vedi la sezione qui sotto. Per gli acquisti di valore più alto, o per categorie particolari come alcolici, tabacchi, profumi e alimenti, conviene verificare in anticipo sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli o chiedere al venditore come gestisce la spedizione verso l’UE.
Ricorda infine che l’IVA all’importazione si calcola di norma su una base che comprende non solo il prezzo, ma anche spedizione ed eventuali dazi: per questo la cifra richiesta alla consegna può essere più alta di quanto ti aspetti applicando l’aliquota al solo prezzo dell’articolo.
Pacchi sotto i 150 euro: le novità del 2026
Fino a metà 2026 le merci contenute in spedizioni di valore fino a 150 euro erano esenti da dazio: si pagava solo l’IVA. Dal 1° luglio 2026 questa franchigia non c’è più. Con il regolamento (UE) 2026/382 l’Unione europea applica un dazio forfettario di 3 euro per articolo alle vendite a distanza verso i consumatori con valore intrinseco fino a 150 euro, indipendentemente dal regime IVA usato dal venditore. È una misura transitoria, prevista fino al 1° luglio 2028.
“Per articolo” non vuol dire per singolo pezzo: conta ogni tipo di merce con una propria voce doganale. Secondo le indicazioni della Commissione, per ora il dazio si applica a ogni riga della dichiarazione doganale. In pratica, cinque magliette uguali formano di solito una sola riga, mentre una maglietta e un orologio ne formano due e possono quindi costare 6 euro. Nel calcolo del costo totale questo pesa soprattutto sugli ordini piccoli: 3 euro su un acquisto da 20 euro sono il 15%.
Per la merce di origine britannica l’accordo commerciale prevede in linea di principio dazio zero, ma su pacchi di questo valore come far valere l’origine dipende da come il venditore dichiara la spedizione. Prima di ordinare, controlla se il checkout indica dazi già inclusi o se il negozio dice qualcosa sulla spedizione verso l’UE.
A questo si aggiungerà un contributo nazionale di 2 euro per ogni spedizione da paesi extra UE con valore dichiarato fino a 150 euro, introdotto dalla legge di bilancio 2026 per coprire i costi amministrativi della dogana. Secondo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli vale per tutte le spedizioni, compresi i pacchi tra privati. La partenza è già stata rinviata più volte: l’ultimo rinvio la fissa al 1° dicembre 2026, ma prima di contare su questa data verifica l’avviso aggiornato sul sito dell’Agenzia. L’Unione europea sta inoltre discutendo un contributo di gestione doganale separato, distinto dal dazio di 3 euro, ancora da definire.
Il cambio: pagare in sterline o in euro
Sul fronte valutario, le opzioni al checkout sono le stesse di qualsiasi pagamento con carta all’estero. Se il negozio ti propone di pagare in euro “al cambio di oggi”, si tratta spesso di una conversione decisa dal venditore o dal suo fornitore di pagamenti, con un margine incluso. Pagando in sterline, la conversione la fa il circuito della tua carta, al suo cambio, più l’eventuale commissione sulle operazioni in valuta. Prima di scegliere, confronta l’importo in euro proposto con quello che ottieni dal convertitore sterline in euro: lo scarto ti dice quanto costa la conversione del negozio.
Diverso è il caso dei siti che hanno un vero listino in euro per i clienti europei. Lì il prezzo è semplicemente in euro e non c’è conversione al pagamento; resta da verificare se, a parità di prodotto, conviene di più il listino in euro o quello in sterline convertito.
Per tradurre in euro le condizioni della tua carta, inserisci spread e commissioni nel calcolatore commissioni. Ricorda che IVA e spese di sdoganamento richieste alla consegna sono già in euro e non dipendono dal cambio del giorno in cui hai pagato.
Checklist prima di confermare l’ordine
Prima di pagare, prova a ricostruire il costo totale in euro con questi passaggi:
- prezzo dell’articolo in sterline, al netto o al lordo dell’IVA britannica secondo quanto indica il riepilogo per la consegna in Italia;
- spese di spedizione verso l’Italia e tempi di consegna;
- IVA dell’UE: già inclusa al checkout o da pagare alla consegna;
- possibili dazi: dal 1° luglio 2026 anche i pacchi fino a 150 euro pagano 3 euro per tipo di articolo, salvo l’origine britannica riconosciuta;
- spese del corriere per lo sdoganamento, spesso indicate nelle sue condizioni di servizio;
- costo del cambio della tua carta o della conversione offerta dal negozio;
- condizioni di reso: chi paga la spedizione di ritorno e se gli oneri doganali vengono rimborsati.
Resi e rimborsi dal Regno Unito
I resi verso il Regno Unito sono più complicati di quelli verso un paese dell’UE: la spedizione di ritorno è un’esportazione, può richiedere documenti doganali e di solito costa di più. Prima di acquistare, verifica nelle condizioni del venditore se offre un reso gratuito per i clienti esteri o se il costo resta a tuo carico, e se è previsto un rimborso dell’IVA e dei dazi pagati all’importazione, che spesso va chiesto a parte.
Anche il rimborso del prezzo ha un risvolto valutario. Se avevi pagato in sterline, il venditore ti restituisce lo stesso importo in sterline, che la tua banca riconverte in euro al cambio del giorno del rimborso. L’accredito in euro può quindi essere un po’ più alto o più basso dell’addebito iniziale, e le commissioni pagate sull’acquisto non sempre vengono restituite. Per ritrovare il tasso di riferimento delle due date usa lo storico per data.
Domande frequenti
Un regalo spedito da un amico nel Regno Unito paga l’IVA?
Le spedizioni tra privati senza scopo commerciale possono beneficiare di un regime di favore entro determinati limiti di valore e di quantità. Le condizioni sono precise: verificale sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli prima della spedizione. Attenzione: il contributo nazionale di 2 euro sulle spedizioni extra UE fino a 150 euro, quando entrerà in vigore, riguarderà anche i pacchi tra privati.
Perché il corriere mi chiede soldi se ho già pagato tutto online?
Probabilmente l’IVA non era stata riscossa al checkout, oppure si tratta di dazi o spese di sdoganamento del vettore. Controlla la richiesta di pagamento: deve indicare le singole voci. Diffida di messaggi non attesi che chiedono pagamenti tramite link.
Conviene ancora comprare sui siti britannici?
Dipende dal prodotto e dal venditore. Per articoli che trovi solo nel Regno Unito il confronto va fatto sul costo totale, oneri inclusi; per prodotti disponibili anche in Italia o nell’UE, spesso le spese aggiuntive annullano il vantaggio di prezzo.
Le spese di sdoganamento sono uguali per tutti i corrieri?
No, ogni vettore applica le proprie tariffe per il servizio di sdoganamento. Le trovi nelle condizioni di servizio del corriere o del servizio postale; se il venditore permette di scegliere la spedizione, è un elemento da considerare.