Sterlina ed euro dopo la Brexit: il contesto storico
La Brexit ha pesato sul cambio sterlina euro soprattutto attraverso l’incertezza: la sterlina si indebolì bruscamente subito dopo il referendum del 23 giugno 2016 e restò sensibile a ogni passaggio dei negoziati. Dopo l’uscita effettiva, nel 2021, il peso della Brexit sul cambio si è attenuato, ma i dati di quegli anni vanno letti tenendo conto delle date chiave. I valori giorno per giorno sono nel grafico storico BCE.
Pubblicato: 15/10/2026
Le date che contano
Per orientarsi nel grafico di quegli anni è utile tenere a mente pochi passaggi istituzionali. Ognuno ha coinciso con fasi di maggiore attenzione dei mercati verso la sterlina.
- 23 giugno 2016: referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. Vince l’uscita, contro le attese di gran parte degli osservatori.
- 29 marzo 2017: il governo britannico notifica formalmente l’intenzione di recedere, avviando la procedura dell’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea.
- 2017 – 2019: negoziati sull’accordo di recesso, rinvii della data di uscita e forte instabilità politica a Londra.
- 31 gennaio 2020: il Regno Unito lascia formalmente l’UE ed entra in un periodo di transizione in cui continua ad applicare le regole europee.
- 31 dicembre 2020: fine della transizione. Dal 1° gennaio 2021 si applica l’accordo commerciale e di cooperazione tra UE e Regno Unito, concluso a ridosso della scadenza.
Puoi ritrovare questi momenti sul grafico sterlina euro selezionando l’intera serie: la notte del referendum è il punto di svolta più visibile dell’ultimo decennio.
Il referendum: perché la sterlina scese così in fretta
Il giorno del voto i mercati avevano in buona parte scommesso sulla permanenza. Quando, nella notte, lo spoglio cominciò a indicare il contrario, la sterlina si indebolì bruscamente contro tutte le principali valute, euro compreso. Il movimento fu particolarmente rapido perché gli operatori dovettero rivedere in poche ore una previsione data quasi per scontata.
Il meccanismo di fondo è semplice. Una valuta riflette anche le aspettative sull’economia che la emette: crescita futura, investimenti dall’estero, scambi commerciali. Il voto metteva in discussione il rapporto del Regno Unito con il suo principale partner commerciale, senza che nessuno sapesse ancora con quali regole. Davanti a un’incertezza così ampia, molti investitori preferirono ridurre l’esposizione alla sterlina, e quella pressione si vide subito nel cambio.
Nelle settimane successive anche la Banca d’Inghilterra intervenne con misure di sostegno all’economia, e un allentamento della politica monetaria tende di per sé a rendere una valuta meno attraente. Di questo legame parliamo nella guida sulla Banca d’Inghilterra e la sterlina.
Per chi viveva tra Italia e Regno Unito l’effetto fu immediato e di segno opposto a seconda della posizione. Un italiano che lavorava a Londra e mandava parte dello stipendio a casa si trovò a ricevere meno euro per la stessa busta paga; una famiglia che stava pianificando un viaggio o una retta universitaria oltremanica, al contrario, vide il costo in euro diminuire. Lo stesso movimento del cambio può essere una perdita o un vantaggio: dipende da quale valuta hai e quale ti serve.
Gli anni dei negoziati: una valuta sensibile alle notizie
Tra il 2017 e la fine del 2020 la sterlina si comportò in modo diverso dal solito. Oltre ai dati economici ordinari, i mercati reagivano ai voti in Parlamento, alle dichiarazioni dei negoziatori, alle scadenze rinviate e all’ipotesi di un’uscita senza accordo, il cosiddetto “no deal”, che avrebbe comportato il ritorno improvviso di controlli e dazi.
In pratica, ogni volta che quella prospettiva sembrava avvicinarsi, la sterlina tendeva a soffrire; ogni segnale di compromesso la sosteneva. Gli economisti parlano in questi casi di “premio per il rischio politico”: chi detiene una valuta chiede di essere compensato per un’incertezza che non dipende dai fondamentali economici ma dalle decisioni politiche.
Per chi doveva cambiare denaro in quel periodo, l’effetto concreto era una maggiore imprevedibilità: lo stesso trasferimento poteva valere sensibilmente di più o di meno a distanza di poche settimane. È il motivo per cui molte famiglie con figli a studiare nel Regno Unito, o lavoratori italiani a Londra, iniziarono a frazionare i cambi invece di concentrarli in un’unica data.
Dopo il 2021: che cosa è cambiato davvero
Con l’entrata in vigore dell’accordo commerciale l’incertezza politica più acuta si è attenuata e la sterlina è tornata a muoversi soprattutto in base ai fattori consueti: inflazione, crescita, tassi d’interesse della Banca d’Inghilterra e della BCE. Non significa che la Brexit sia sparita dal cambio, ma che è diventata uno degli elementi di fondo dell’economia britannica e non più una notizia quotidiana.
Per gli italiani, invece, le conseguenze pratiche più tangibili non riguardano il tasso ma le regole:
- Acquisti online: i pacchi dal Regno Unito sono importazioni da un paese terzo e possono comportare IVA all’importazione e, in alcuni casi, dazi. Ne parliamo nella guida sugli acquisti online nel Regno Unito.
- Pagamenti e bonifici: il Regno Unito è rimasto nell’area SEPA, ma come paese extra UE; per operazioni e costi conviene sempre verificare le condizioni del proprio intermediario.
- Pagamenti con carta: le norme europee sulla trasparenza delle maggiorazioni di cambio tutelano i pagamenti all’interno dell’UE; per quelli effettuati nel Regno Unito conviene controllare con attenzione le condizioni della propria carta.
- Viaggi: per l’ingresso nel Regno Unito servono documenti e autorizzazioni da verificare sul sito ufficiale del governo britannico prima di partire.
Come leggere oggi i dati di quegli anni
Se ti serve un valore preciso di quel periodo, per esempio per ricostruire una compravendita, un’eredità o un vecchio contratto in sterline, non affidarti alla memoria né ai titoli dei giornali: usa lo storico per data, che restituisce il tasso di riferimento BCE pubblicato quel giorno o, se era festivo, l’ultimo disponibile.
Ricorda anche che i tassi BCE sono rilevazioni giornaliere delle 14:10 circa, ora dell’Europa centrale. Il referendum si concluse di notte e il primo dato BCE successivo, del 24 giugno 2016, rifletteva già il nuovo scenario. I movimenti avvenuti durante la notte sui mercati, invece, non compaiono nella serie: vedi solo il “prima” e il “dopo”.
Infine, attenzione ai confronti semplificati del tipo “prima della Brexit la sterlina valeva X, oggi vale Y”. Nel frattempo sono successe molte altre cose, dalla pandemia alle ondate d’inflazione, e attribuire tutta la differenza a un solo evento è una forzatura.
Domande frequenti
La Brexit ha cambiato la moneta del Regno Unito?
No. Il Regno Unito non ha mai adottato l’euro: la sterlina era la sua valuta prima dell’adesione e lo è rimasta. Banconote e monete non sono cambiate a causa della Brexit; le nuove banconote con il ritratto di Re Carlo III dipendono dal cambio di sovrano.
Le sterline comprate prima del 2016 valgono ancora?
Le monete e le banconote in polimero in corso restano valide. Le vecchie banconote di carta da 20 e 50 sterline non hanno più corso legale dal 30 settembre 2022, ma la Banca d’Inghilterra continua a cambiarle: verifica sul suo sito le modalità attuali.
Si può sapere se la Brexit farà salire o scendere la sterlina in futuro?
No, e diffida di chi lo afferma con sicurezza. Il cambio dipende da molti fattori che si sommano e si compensano; i dati storici aiutano a capire il contesto, non a prevedere il prossimo movimento.